Giovedì, 04 02nd

Last updateMer, 01 Apr 2020 10am

200 metri: Filippo facci un pensierino

 
 

Il mio amico Daniele Poto mi ha proposto la sua opinione su Filippo Tortu, questo ragazzo - che comunque sta crescendo, quindi attenzione che «quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia» - osannato, coccolato, lautamente sponsorizzato, perfino cavalierato, che corre abbastanza forte ma non fortissimo i 100 metri. Non conosco il ragazzo, non gli ho mai parlato, dicono sia un bravo ragazzo, ci credo. Alcuni, che frequentano ancora - hanno buontempo - l'atletica nazionale, mi dicono che il cerchio magico che gli sta attorno lo sta rovinando. Non ne so niente, e poco o nulla mi importa sapere.

Io, l'ex ragazzo Filippo Tortu l'ho visto correre in due manifestazioni mondiali, quando tiravo la paga alla Federatletica mondiale, e non l'ho mai visto vincere. No, ho detto una fesseria: l'ho visto vincere una batteria e una semifinale. Andò così. 2014: Nanchino, Cina, seconda edizione del Giochi Olimpici per i giovani. Tortu corre i 200, la terza batteria, era arrivato lì con un miglior tempo di 21.42, corre in 21.38, bravo, ma non vince, lo precede un cinesino di Taipei, 21.03. È in finale, ma non correrà, causa il rovinoso capitombolo sull'arrivo della batteria, si ruppe qualche arto (me par) oltre alle spelacchiature. Passan due anni, stavolta siamo in Polonia, Bydgoszcz, ci sarò stato negli anni iaffini sei o sette volte, organizzavano tutto loro, ed erano anche veramente bravi, ce ne fossero stati sempre così. Trattasi di Campionato mondiale I.A.A.F. juniores, che, con un colpo di genio che non t'aspetti, viene ribattezzato Under 20. Di 100 metri parliamo stavolta. Batteria, la quarta: Filippo primo, 10.29; semifinale, la prima: Filippo ri-primo, 10.26. L'attesa è da tremori incontrollabili, dall'Italia arriva in tutta fretta il presidente federale, che sembra in preda al ballo di San Vito. Pronti, bum, via, bravissimo il Filippo nostro, 10.24, ma è secondo. E sapete chi ha davanti? Un ragazzotto yankee, Noah Lyles, che fa 10.17. Lyles, Lyles...ma...ma è quello di Nanchino, che vinse i 200 alle Olimpiadi per i bambini! Il quale Noah l'anno scorso nell'affollatissimo (ohhhh...) stadio di Doha - Qatar, quelli che ci vendono il gas per scaldarci d'inverno - si è messo in «berta» due titoli mondiali (200 e staffetta).

Pensierino della sera:«quant'è bella giovinezza...di doman non c'è certezza». Ecco, appunto, se s'ha da vincere il titolo olimpico, forza, Filippo vincilo. Te lo auguro di cuore. Due prima di te ci son riusciti: Livio Berruti (il mio idolo, due anni più tardi Tito Morale) e Pietro Paolo Mennea. Adesso il mio amico Daniele vi spiega come la vede lui, ed è molto più bravo di me. (Le foto: Archivio FIDAL / sparate da quel brontolone del mio amico Giancarlo Colombo)

“o Franza o Spagna, purché se magna”, 100 o 200 purché se vinca

di Daniele Poto

L’atletica italiana, quando va a stringere il focus su un personaggio, inevitabilmente punta l’indice su Filippo Tortu. Perché è giovane, è vistosamente un bravo ragazzo, ha l’appeal giusto per essere indicato, velleitariamente, come “il successore di Berruti” (più che di Mennea, lo stile di corsa fa il velocista). Non è un caso che per farlo correre più forte Fastweb l’abbia messo sotto contratto contribuendo vistosamente allo sviluppo della sua denuncia dei redditi. L’inserimento nella finale mondiale dei  100 (meritato indubbiamente ma con quel pizzico di fortuna che giova ad ogni causa), conclusa al settimo posto (una volta si sarebbe detto al penultimo) contribuisce all’esposizione mediatica. Intanto il suo staff si gonfia di preparatori, di addetti a qualcosa, neanche fosse un componente della famiglia reale o, nel campo dell’atletica, uno che si è decisamente affermato. Non si contano le ospitate nei premi e in televisione, obbligo dello sponsor beninteso. Nelle ultime interviste il ragazzo Tortu si è esposto pericolosamente chiarendo al colto e all’inclita che il suo desiderio ormai non più nascosto è di vincere una finale olimpica o mondiale. Sogno o son desto?

A tutti è già sembrato un miracolo che il “bianco” Tortu si inserisse in una finale monocolore nei 100 in una stagione in cui non ha migliorato il proprio primato personale. Ovvio che in un’intervista non puoi dichiarare di voler arrivare sesto ma di qui a una medaglia d’oro nella gara più veloce (e per certi versi più retribuita in ragione dei secondi di esibizione) ce ne corre. E Tortu rischia di rimanere al palo. Intanto ci sono dei dubbi sulla sua leadership in Italia perché alla sua fortuna mondiale si è abbinato il colmo della sfortuna iridata per Marcel Lamont Jacobs che nel preliminare aveva destato migliore impressione visiva.

E poi siamo sicuri che i 100 siano la distanza ideale per il più che ventenne sprinter vista l’irriducibile concorrenza con cui si trova e si troverà a confliggere? Tortu chiarisce anche questo nelle interviste. Dei 200 parla poco e malvolentieri. Eppure, a ben guardare, è sul mezzo giro di pista che il suo potenziale potrebbe completamente dispiegarsi colmando l’handicap dei tempi di reazione allo start, migliorati sotto la guida di Stefano Tilli ma non ancora ottimali. Quanti sprinter sono davanti a lui nell’attuale ranking? Tanti? Troppi! Nei 100 tra Tortu e il miglior velocista del mondo ci sono tre metri di forbice di distacco difficilmente rimontabili. Invece in ambito europeo un podio continentale sarebbe a portata di miglioramento con una completa dedizione alla distanza, un deciso impegno in allenamento, una riconversione dei programmi con un primo obiettivo minimo di scendere sotto i 20”. Che diamine, con tutto il rispetto, ha sfiorato il muro uno come Desalu che occhio e croce vale tre decimi in più sui 100. Ci vorrebbe un allenatore e una Federazione che lo facesse riflettere su questo. Non si tratta di violare una profonda motivazione personale ma di costruire un solido futuro per il vessillo dell’atletica italiana per il prossimo decennio.

Oggi, in chiave olimpica, Tortu ha maggiori probabilità di entrare in una finale nella 4 x 100 (se la qualificazione verrà centrata) che nella gara individuale, tenuto anche conto che la concorrenza nello sprint puro salirà di tono a Tokyo. E alla sua giovane età un passo indietro verrà visto come un sintomo di precoce declino. Invece il futuro nei 200, partendo da un tempo relativamente mediocre, è tutto da scrivere e gli potrebbe dare ampie e rassicuranti gratificazioni. Ci auguriamo che il rpensamento arrivi già nella stagione olimpica perché i Giochi del 2024 sembra sufficientemente lontani per riaprire il nuovo capitolo tecnico. 

Sei qui: Home 200 metri: Filippo facci un pensierino