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Settantaquattro anni fa, sulle rive del Garda

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Il testo e  le foto sono frutto di una ricerca di Enzo Gallotta, che ringrazio per avermela proposta per questo spazio. Ho aggiunto solamente alcune note biografie riguardanti il generale Hays, notizie reperite in Wikipedia nelle quale sono integrati documenti ufficiali del United States Army Center of Military History.

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Soldati schierati sulla strada del lago, sulla sponda veronese. E’ il 2 maggio del 1945 – come oggi, 74 anni – quando il generale George P. Hays, comandante della Decima Divisione di Montagna dell’Esercito degli Stati Uniti annuncia ufficialmente ai suoi uomini la fine della guerra. Sono gli stessi soldati che, sfondata la Linea Gotica, sono risaliti fino a Verona e lungo la Gardesana Orientale, dove hanno trovato forte resistenza da parte dei Reparti tedeschi in ritirata.  Soldati americani della stessa Divisione attraversarono il Garda nella notte fra il 29 e il 30 aprile diretti a Gargnano, sede del Governo della RSI e alla residenza privata di Benito Mussolini, Villa Feltrinelli.

Questa la cronaca di quelle ore redatta dallo storico dell’85° Reggimento della Decima Divisione di Montagna, capitano John B. Woodruff (Historical Records Officer): “Lo sbarco è stato effettuato 2 miglia a nord di Gargnano alle 02.33, il 30 aprile. Immediatamente dopo l’approdo, sono stati istituiti tre blocchi stradali…. All'alba, l’intera forza avanzò silenziosamente a Gargnano. I Dukw (12 mezzi anfibi, Ndr.) sono rimasti nell'area di approdo per evacuazione e ritiro se necessario. L’operazione è progredita molto agevolmente. Alle 8.15 la villa di Mussolini, il suo ufficio comunale e Gargnano erano stati occupati senza alcuna opposizione. Una pattuglia ha liberato la strada a sud di Toscolano per 5 miglia. Il 2 ° Plotone, comandato dal Tenente John Kaytis stabilì un posto di blocco a sud di Bogliaco. Una squadra del 1 ° Plotone e una sezione di mitragliatrici stabilirono un posto di blocco a ovest di Gargnano, una seconda squadra occupò la villa e una terza squadra sorvegliava l'ufficio della città. Il 3° Plotone, comandato dal tenente Leo Jaskiewicz”, ha istituito posti di blocco sulle due strade che conducono a nord da Gargnano. Le forze partigiane li informarono che i Tedeschi erano nelle colline vicine, ma non offrirono alcuna resistenza. L'impresa molto pericolosa e audace è stata completata con successo senza un solo incidente…”.

Il 28 aprile Mussolini era stato fucilato a Giulino di Mezzegra con Claretta Petacci. Il 30 Adolf Hitler si toglieva la vita nel bunker della Cancelleria del Reich, a Berlino, sotto le cannonate dell’Armata Rossa. Il suo corpo e quella di Eva Braun, sposata poche ore prima, furono cosparsi di benzina e bruciati dalle SS nel cortile dell’edificio  sotto assedio. I tedeschi si arresero in Italia il 1° Maggio. Il giorno dopo la Seconda Guerra Mondiale si concluse in tutta Europa. Sul fronte orientale resisteva il Giappone. Seguirono i giorni altrettanto terribili delle bombe atomiche sganciate sulle città di Hiroshima e Nagasaki.

Ricordiamo oggi tutte le vittime, civili e militari, di quella guerra e di tutte le guerre nella speranza che il mondo non ne conosca altre ancora. Questo, almeno, l’augurio per tutti, donne e uomini di buona volontà.

Nella prima foto grande in alto, il momento della lettura dell'annuncio che la guerra è finita, sullo sfondo del lago di Garda. la didascalia originale recita «May 2, 1945. Gen. Hays VI day, Lake Garda - General George P. Hays, commander of the Tenth Mountain Division in Italy speaks into a microphone at the shores of Lake Garda to announce the Victory in Italy over the German Army. Eight other staff members stand near. In background the mountains at the edge of the lake».

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Nota biografica - George Price Hays era nato in Cina nel 1892, i suoi genitori servivano colà come missionari presbiteriani. Dopo il normale itineriario scolastico, prese parte alla Prima Guerra Mondiale e combattè in Francia nella seconda, cruenta e terribile Battaglia della Marna, che segnò la disfatta dei tedeschi e la loro ritirata. Anche la Seconda Guerra Mondiale gli riservò prove terribili: nei primi mesi del '44 fu impegnato nella battaglia di Monte Cassino, qualche settimana dopo fu partecipe dello sbarco in Normandia e comandò la Seconda Divisione di fanteria nella zona di operazioni di Omaha Beach. Ritornò in Italia nel gennaio del 1945 per l'ultima decisiva campagna di primavera. Fu assegnato come secondo comandante alla Decima Divisione di Montagna, comandata da William Darby, il quale fu ucciso in azione il 30 aprile in uno scontro nella zona di Nago - Torbole, nord del lago di Garda. Toccò così ad Hays, due giorni dopo, annunciare ai suoi la fine della guerra. Dopo la quale fu nominato Alto Commissario delle Forze statunitensi di occupazione in Germania fino al 1949 e poi, fino al 1952, diresse le Forze di occupazione in Austria. Morto nel 1978, sepolto nel cimitero nazionale di Arlington.

GS Montegargnano, binomio scarpette - forchetta

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Guidizzolo, terra di fresche verdure, di bei frutti dai colori vivaci, una volta da queste lande che tendono alla piatta e affascinante Padania verso il fiume Po, venivano succulenti angurie che si offrivano in baracchette lungo strada tenute in fresco in tinozze colme d'acqua, e profumatissimi meloni, non quei pezzi di plastica che si vendono oggi nei templi della distruzione del gusto, leggi supermercati.

Guidizzolo anche terra di sport, sede di una «camminata» che domenica ha festeggiato la 46esima edizione. Come notate tutte iniziative nate negli anni '70: così a Gargnano, a Navazzo, a Cigole, a Guidizzolo, e in mille altri borghi di questa nostra bell'Italia, anni della prima crisi (crisi? sì per chi deve pagare il pieno alla pompa, semper chei...) petrolifera, tutti a piedi o in bici, la nascita delle Straqui e Stralà. Quelli tenaci hanno continuato e sono ancora lì, come la Proloco di Guidizzolo.

Che è stata sede di tappa del terzo raduno annuale dei podisti - camminatori (cui non manca l'appetito) del GS Montegargnano. Metti insieme la camminata, il compleanno di Elio Forti, locomotiva di questo gruppo, e la residenza in loco di due amabilissimi soci, come Carla e Roberto Quagliotto che hanno aperto le porte di casa loro, et voilá abbiamo tirato sera fra un ricco boccone di spiedo, un rosso da 15 gradi, qualche generoso morso di formaggio Tombea (montagna gardesana) invecchiato 36 mesi, birra Fransiskaner, caffè con correzione Sambuca come ai vecchi tempi, calici di prosecco a bagnare la torta in onore del primo giorno da pensionato di Roberto, una vita spesa nella vicina industria dei Marcegaglia (vi ricordate la Emma presidente di Confindustria?). Del signor Roberto io devo capire se ha speso più tempo in fabbrica o sulle strade a correre maratone. Mi chiedete perchè? Perchè ne ha corse (finora) 87...ce ne vuole del tempo! Magari una volta me le faccio raccontare.

Guidizzolo, casa Quagliotto, allegria, amici, densi vapori di alcool. Per fortuna, avevo come autista l'ing. Marco Forti e mi sono potuto adagiare in un sonno profondo per tutto il viaggio di ritorno, ma prima che Morfeo mi imponesse di chiudere gli occhi mi son ricordato di un libro di Gianni Brera, «La Pacciada», termine lombardo - emiliano, di sicuro padano, che rende l'idea dei piacere della tavola. Innalziamo vessili e canti a giornate così, avrebbe scritto lui. Io copio.

Omaggio ai lavoratori, che possono lavorare

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Traduco, anche se il mio mestiere non è il traduttore, anzi non ho proprio mestiere. Dunque, dalla lingua di Miguel de Cervantes, Mariano José de Larra, Benito Pérez Galdós, Miguel de Unamuno, ecco la mia approssimativa traduzione della sarcastica sentenza della solforosa Mafalda:

Viviamo

in un paese strano

- la classe lavoratrice non ha lavoro;

- la classe media non ha risorse;

- la classe alta non ha classe


Tante città, molti popoli, una sola Europa

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Vi segnalo questa mostra fotografica che aprirà le porte al pubblico sabato 4 maggio. Mi hanno attirato due elementi. Uno è l'amicizia con il «Clan Peiano - Delpero», formato da Chantal - stavolta coinvolta in prima persona - suo marito Pietro e suo fratello Marco. Sono tre amici che, limitandomi alla fotografia - la loro passione -, in questi ultimi anni si sono impegnati ad arricchire sia questo mio spazio-senza spazio, sia quello dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana "Bruno Bonomelli", molto più serio. Eppoi mi è piaciuto il titolo che è stato dato alla mostra: «Città e Popoli d'Europa». Tante grandi città dove si è impastata la civiltà di tutti, tanti popoli che hanno contribuito alla grandezza della filosofia, della musica, della pittura, delle costruzioni, terreno su cui far crescere una grande idea che è sempre esistita in modo latente: l'Europa. A pochi giorni dalle elezioni europee (26 maggio) questa degli amici fotografi bresciani è una iniziativa intelligente. Elezioni, che io mi auguro, sconfiggeranno i barbari di ritorno che si sono infiltrati nella convivenza civile degli europei, istigando i più bassi istinti beluini. Dei barbari, appunto. Auguro il miglior successo a questa mostra, che avrà il suo successo per la bellezza degli scatti, ma, spero, anche per il suo significato politico-sociale. Dove e quando visitarla sta scritto nel manifesto.

Un interessante quesito di Mafalda: voi che dite?

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La vignetta, che ha per protagonista quella linguaccia di Mafalda, personaggio immaginario protagonista dell'omonima striscia a fumetti realizzata dall'argentino Joaquín Lavado, in arte Quino,  mi è stata girata da una persona amica di lingua spagnola. Le parole sono di facilissima interpretazione, ma per semplice chiarezza traduco:" Se scippo un politico, si tratta di furto o di rimborso?". Vien da sorridere, ma quanta amarezza, pensando alle ignobili vicende che leggiamo ogni giorno e che ci raccontano di malversazioni vere a danno dei cittadini da parte di politici e amministratori locali. L'ennesimo furto a danno dei cittadini è quello perpetrato da questa specie di «banda» che comanda ora nel nostro Paese: di punto in bianco ha raddoppiato - da 100 a 200.000 Euro - la soglia dei patrimoni del possessore che abbia perduto soldi nelle banche fallite e quindi può ottenere rimborsi automatici. Grottesco! Ma si sa: fra un mese ci sono le elezioni, allora meglio distribuire soldi pubblici a piene mani. Soldi uguale voti. Disse una volta un grande economista italiano, Tommaso Padoa Schioppa:«Il nostro è un Paese nel quale il denaro di tutti è il denaro di nessuno». Chi ha sbagliato a investire il proprio denaro, rincorrendo la chimera di facili guadagni, deve solo ricordare che «chi è causa del suo mal pianga se stesso». E, in ogni caso, dove ci fossero gli estremi di comportamenti illeciti, paghino le banche incriminate. Ma non con i soldi pubblici.

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