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Aprile 2020: resistere, resistere, resistere

Ho girato, prima di andare a dormire la notte scorsa, la pagina del mese di marzo del calendario cui Chantal, Pietro e Marco hanno dato bellezza con le loro fotografie. Un gesto normale in altri tempi, scaramantico oggi: quasi a volersi lasciar dietro, per sempre, un tempo che non avrei / avremmo mai pensato di essere costretti a vivere. È il primo giorno del mese di aprile, giorno che in tempi di spensierata fanciullezza riservavamo alle burle, ai ritagli di quaderni scolastici a forma di pesce. Pesce d'aprile, era. Pesce d'aprile non è. Non è tempo di scherzi, non lo era un mese fa quando un idiota mi enunciò la sua stupida teoria che quel virus era tutto una burletta inventata per farci stare a casa. Che era un idiota lo sapevo da molto prima. Oppure il suo fratello gemello che alla televisione inglese affermò, con non dissimulato compiacimento, che 'sta febbriciattola era una arlecchinata inventata dagli italiani per stare a casa e non lavorare. Ben spalleggiato da quel parrucchiere arruffato che è il suo capo, il quale ha sposato la teoria di suo padre, talis pater talis filius, che dichiarò, in favore di telecamere, che lui era andato al pub tutta la vita e non avrebbe mutato abitudini per un po' di febbre. Buon pro gli faccia la sua pinta di lager, o di bitter, o di dark.

Aprile, mese dei molti proverbi saggi e antichi. Che però, al momento ci consolano poco. Ci aspetta almeno un altro mezzo mese di clausura. Almeno, ma non andrà così, temo. E poi? Aprile, quest'anno, mese della Santa Pasqua, della croce sul Golgota, ma anche, per chi crede, della Resurrezione. Ciascuno, a modo suo, ci creda, e che sia la resurrezione di una società diversa, dire nuova sarebbe troppo impegnativo.

Per molti italiani, io fra questi, aprile è anche il mese che ci ricorda quei nostri nonni, padri, zii, che combattereno per liberare questa terra dall'immondizia del nazifascismo. Ci ricorda la Resistenza, forse l'unico momento in cui tante parti diverse, spesso contrastanti, si unirono con un unico fine. Doveva essere un'Italia diversa, non lo è stata, oggi men che mai. Ma proprio per questo dobbiamo far appello a quei valori e a quella volontà individuale, per se e per gli altri. Resistere alla malattia, resistere al ritorno di ombre inquietanti. Resistere, resistere, resistere.

E adesso la foto che ci regala una prospettiva singolare della diga di Valvestino e del suo ponte, qui a pochi chilometri da casa mia, lo dico per gli amici lontani che Navazzo e la Valvestino non conoscono. Con l'augurio che anche il nostro carattere ad affontare questa momentanea terribile avversità sia altrettanto saldo: quella imponente struttura è lì dal 1962. Dio voglia che resista per sempre.

Dove: Lago di Valvestino - Apparecchio: NIKON D300S - Lunghezza focale: 8.0 mm - Ottica: 8.0 - 16.0 mm f/1.4 - 5.5 - Tempo esposizione: 1/800 - Diaframma: f/8.0

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