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Sport nella scuola, sapevate che è esistito?

Nel rimettere ordine - meglio, tentare di rimettere ordine - in una montagna di materiale storico-documentale che ho avuto la sorte di ereditare, ho messo le zampe su alcune pubblicazioni che hanno monopolizzato la mia attenzione, come tutte le altre del resto. Sono tre fascicoli che recano l'intestazione Ministero della Pubblica Istruzione, Ufficio speciale di Educazione Fisico-Sportiva. Titolo: Elenco nominativo degli Studenti - Atleti vincitori delle gare provinciali negli anni 1951 e 1952. Così il primo, gli altri due sono esattamente uguali: uno per gli anni 1953 - 54 - 55 e 56, il successivo copre il quadriennio dal 1957 al 1960.

Una prima sommaria scorsa ai nomi delle varie province a me più vicine per motivi di famiglia o di lavoro (Piacenza e Brescia, per dire) mi ha innescato la curiosità di una lettura più meticolosa. Ho fatto scorrere il nostro allungato e tremolante stivale dalla lettera A (Agrigento) alla V (Viterbo), sedici pagine, scoprendo che erano state pubblicate a cura del Comitato Olimpico Nazionale Italiano. Dentro tutti quei nomi di ragazzi studenti ho fermato l'attenzione su quelli che mi ricordavano qualcuno o qualcosa, riminiscenze della lunga militanza in atletica, dentro, al lato, troppo dentro, fuori. Che sia ben chiaro: nomi che dicono qualcosa a me. Sicuramente ce ne saranno altri che hanno fatto poi nella vita meglio e di più, ma a me non dicono nulla. Lo dico perchè ho scoperto a mie spese quanti rompicoglioni ci sono disseminati ovunque. Codicillo finale: a quel tempo un quotidiano che usava carta rosa (ne uscivano ogni giorno camionate dalla Cartiera di Toscolano Maderno, sul lago di Garda) aveva la sensibilità sportiva di pubblicare gli stessi elenchi di nomi dei ragazzi-studenti, provincia per provincia. Oggi invece lo stesso «foglio», sempre rosa, preferisce fare inserti con chiappe e tette in bellavista. I tempi sono questi...ma a me non piacciono.

E infine, faccio una dedica: a tutti quei puffi buffi che dopo circa settant'anni stanno ancora a blaterare, di tanto in tanto quando non sanno che altro dire, di sport nella scuola. Vacui fiati.

Ecco quanto succedeva nel 1951 e 1952, ma non mi fermerò qui.

BOLOGNA - Guido De Murtas vinse gli 80 metri in entrambi gli anni. Nel 1956 sarà il miglior «centista» italiano con 10.6 e farà parte in alcune occasioni della staffetta azzurra 4 x 100.

CUNEO - Attilio Bravi, il miglior lunghista dai tempi di Arturo Maffei, vinse sia nel '51 che nel '52 gli «studenteschi», ma già il secondo anno conquistò addirittura il titolo italiano assoluto, cinque giorni dopo aver compiuto i 16 anni.

MILANO - Uno studentone, un pesista, Pierino Monguzzi, che in pochi anni si inserirà stabilmente fra i migliori italiani alle spalle di Silvano Meconi; una delle «colonne» della Atletica Riccardi nel Campionato di società. Nel 1952, un nome che sta in molte pagine della storia del mezzofondo italiano inizia il suo cammino: Alfredo Rizzo, studente campione sia nel cross che sui 1000 metri.

MACERATA e MODENA - Stesso anno, stesso mezzofondo, stesse discipline, cross e 1000 metri: due nomi che per tutta la vita (la loro) sono stati nel panorama tecnico italiano: Luciano "Lucio" Gigliotti e Romano Tordelli. Al primo sono stabilmente associati i nomi di Gelindo Bordin e Stefano Baldini, campioni olimpici di maratona. 

P.S. - Fra i tre citati chi andò più forte? Eccoli in fila: Rizzo 2:45.9, Gigliotti 2:48.7, Tordelli 2:54.4.

NOVARA - Doppietta nei due anni presi in considerazione di Giovanni Ghiselli sugli 80 metri, in ottobre del secondo anno, a Bologna, sarà già quarto sui 100 agli «assoluti». Nel 1956, fece parte del quartetto (con Gnocchi, Galbiati e Lombardo, lui era in terza frazione) che migliorò il primato nazionale della staffetta che durava dal 1939.

LIVORNO - Il 1952 segnò l'inizio della carriera di Luigi Ulivelli, lunghista che rimarrà nelle liste italiane fino alla fine degli anni '60. Si trovò la strada sbarrata da Attilio Bravi, riuscendo però a conquistare il titolo di campione ai Giochi del Mediterraneo, a Barcellona nel 1955.

SAVONA - Un nome che ha fatto storia nel salto in alto italiano: Gianmario Roveraro. Primo da studente nel 1952 con 1.65, campione nazionale assoluto nel 1954 con 1.90. Stile Horine, è stato il primo a superare i due metri: Lugano, 9 settembre 1956, 2.01, l'anno dopo supererà anche i 2.02. Quel 1957 fu caratterizzato dalla furbata della scarpetta con suola spessa, poi la IAAF si svegliò e la dichiarò fuorilegge, come doveva essere. Nella vita Roveraro si imporrà nel mondo dell'alta finanza, con grande successo, il suo nome ricorreva spesso nelle pagine economiche dei giornali, associato a quello della potentissima organizzazione cattolica Opus Dei, di cui faceva parte. Purtroppo, tramontato il suo fulgido momento finanziario, forse abbandonato dalle potenti gerarchie che stavano dietro di lui, lo aspettava una fine tremenda: rapito e poi ammazzato, anzi macellato con un machete, i suoi poveri resti furono trovati in un casolare nella pianura parmense. Nel 2016, la investigazione giornalistica internazione che va sotto il nome di «Panama Papers» ha portato alla luce il fitto intreccio di operazioni illegali.

AQUILA e CREMONA - Due nomi che partono a scuola con il salto in alto e approdano a carriere diverse. Bernardino "Dino" Morsani, una vita spesa poi a Rieti, vince tutti e due gli anni, ma credo che sia ben più noto come scultore, in particolare per opere d'arte legate allo sport. Ne cito due: il monumento ad Adolfo Consolini nel cimitero di Costermano e la statua a Dorando Pietri, a Carpi, realizzata nel 2008 in occasione del centenario della maratona olimpica di Londra. Cremonese invece Daniele Parolini, primo nel 1952, a quindici anni, giocatore di calcio, terzino nella Cremonese, e poi una lunga carriera giornalistica al "Corriere della Sera", inviato a tutti i grandi eventi di tennis. A lui è rimasta attaccata una etichetta piacevole: quella di essere stato, in anni giovanili, il primo fidanzato di Mina, «la Tigre di Cremona» sì, lei, la più bella voce della canzone italiana. Parolini, morto a 76 anni, nel 2013, si dedicò al volontariato in Africa.

BRESCIA - Successo di Giancarlo Sichirollo - siamo nel 1952 - sugli 80 metri. Gareggerà con i colori dell'Atletica Brescia 1950, frequenterà l'ISEF e continuerà a collaborare nel club bresciano con i coniugi Gabre e Sandro Calvesi. Era nello staff tecnico quando mi devetti occupare per qualche tempo della squadra di atletica per conto della Associazione Industriale Bresciana per la quale lavoravo: a quel tempo, metà anni '70, il club sportivo era infatti targato Assindustria Atletica Brescia 1950.

(segue)


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