Venerdì, 12 14th

Last updateMer, 12 Dic 2018 4pm

Polvere. I libri ne accumulano tanta, i giornali poi...non ne parliamo. Accumulo libri, giornali e polvere da più di sessant'anni, prima i fumetti, Topolino, Corrierino dei Piccoli, Jim Toro, Tex Willer, Sport Illustrato, tanto del dirne alcuni. Li tenevo ordinati, religiosamente. Poi, nel 1959, la mia mamma Gisa e io cambiammo casa, da via Vincenzo Capra, poeta dialettale vissuto nel Risorgimento, a Piazzale Torino, niente di poetico, solo una normale direzione geografica, come era nell’antichità con le Porte nelle mura, e anche Piacenza aveva una bella cinta di Mura voluta dai Farnese nel Secolo XVI. Trasloco uguale tragedia, per me. Mio zio Gino, di sua capoccia, chiamò uno straccivendolo - così si chiamavano allora - e gli fece portar via tutto, neppure Tex Willer, sfoderando le sue Colt, riuscì a fermarlo. Addio letture dell’infanzia.

Poi caddi malato, vittima di un morbo che chiamavano Giochi Olimpici, con una evoluzione patologica detta “atletica”. Altro che epatite, ‘sto morbo me lo sono tirato dietro tutta la vita, quella vissuta e quella che mi resta da vivere. Per fortuna ho trovato un antidoto potentissimo: lavorare all’interno delle organizzazioni sportive ufficiali, magari non guarisci del tutto, ma aiuta molto.

Adesso, ho maturato (anche se ormai è tardissimo) un sostanziale distacco. Durerà? Non lo so. So però che, d’ora in poi, mi occuperò solo ed esclusivamente di quello che mi piace, senza doverne rendere conto a nessuno. Scriverò, pubblicherò a ruota libera, senza un ordine preciso, e, soprattutto, senza la presunzione di “fare storia” o di scoprire chissà quali novità. Voglio tenere vivo questo mio spazio personale che ho troppo a lungo trascurato. Sono arrivato alla conclusione che non ne valeva la pena. Cercherò di togliere la polvere dal mio archivio.

Dichiaro aperti i Giochi della Polvere d’archivio.

Ottantanni fa Pierre de Coubertin spense il tripode

Visite: 403

 

 

 Mi è sembrato un atto doveroso: ricordare Pierre Fredi (o Frédy, ci sono versioni diverse, Fredi è il nome di una nobile casata romana) barone de Coubertin nell'ottantesimo anniversario della sua scomparsa. Di mio non ho niente da aggiungere, anche perchè non ne sono capace. Essendomi invece proposto di togliere polvere al mio archivio, vi propongo foto e testi che proprio dalla mia Collezione provengono.

Il primo è il testo della Proclamation du Comte de Baillet - Latour président du C.I.O. pour le décés du baron Pierre de Coubertin. Il Conte belga era succeduto a de Coubertin come presidente del Comitato Internazionale Olimpico: fu eletto durante la 23esima Sessione del Congresso Olimpico che si tenne a Praga il 26, 27 e 28 maggio 1925. Era giovedi 28 maggio, nella sede del Palazzo comunale di Praga, ci vollero due turni di votazioni per eleggere Henry de Baillet - Latour. Ho trovato questo testo nel libro di Otto Mayer "A travers les anneaux olympiques", libro imprescindibile per chi voglia conoscere, senza fronzoli di parte, le vicende vere del C.I.O. dalla nascita fino al 1960. Mayer fu Cancelliere dell'organizzazione olimpica, direi un Direttore Generale, dal 1946 fino a poco prima dei Giochi di Tokyo 1964. Svizzero, di Montreaux, rampollo di una nota famiglia di gioiellieri. Sua fratello Albert fu a lungo membro del C.I.O. in rappresentanza della Svizzera.

Questo il testo, in francese, che annuncia il decesso di de Coubertin:

"Le Baron de Coubertin est décédé inopinément à Genéve, le 2 septembre 1937, au cours d'une promenade dans le parc de La Grange. Conformément à ses dernières  volontés, déposées au secrétariat du Comité International Olympíque, les funérailles ont été célebrées à Lausanne, dans la plus  stricte intímité et il n'a pas été envoyé de lettres de fair part. L'inumation du cœur du Rénovateur des Jeux Olympiques aura lieu ultérieurement à Olympie.

"Le Comité International Olympique perd en lui son vénéré Fondateur , les sportifs, le Rénovateur des Jeux Olympiques, la France l'un de ses fils les plus illustres, le monde un génie, trop souvent  méconnu. L'œuvre qu'il a créé a néanmoins triomphé de toutes les oppositions, grâce à son indomptable énergie et à la persévérance avec laquelle il a défendu ses principes et les idées saines qui l'ont guidé. Tous ceux qui l'ont connu ont encore présent  à la mémoire le charme de sa voix, l'élégance de la forme et la précision de ses exposés.

"Puissent ceux qui l'ont aimé  et admiré perpétuer sa mémoir et continuer son œvre, en recrutant  parmi les pratiquants et les dirigeants des sports des generations futeres des nouveuax apôtres des doctrines olympiques  qui furent les siennes.

«Baillet - Latour»


Il secondo testo che propongo a chi lo vuol leggere porta la firma di Emanuele Carli, studioso di atletica, collezionista, autore delle biografie (le prime) di Adolfo Consolini e di Dorando Pietri. Carli, con Bruno Bonomelli e altri, fu tra i fondatori della Associazione Italiana Storici - Statistici di Atletica Leggera (Verona, 1965). Lo scritto che segue fu pubblicato su Atti e Memorie, Serie II - n.1, ottobre 1967, ricorrendo i 30 anni della scomparsa di Pierre de Coubertin:

Il 2 settembre 1937 decedeva a Ginevra, a causa di una crisi cardiaca, Pierre de Fredi barone de Coubertin, al quale il mondo deve il rinnovamento della più importante e più bella di tutte le manifestazioni a carattere universale, ed alla Sua grande opera è legata la storia dello sport e delle Olimpiadi dell'Era Moderna.

Spirito eletto ed uomo di azione, lottò con tutte le sue forze e con fede incrollabile dedicando l'intera vita alla realizzazione della sua idea che vive e vivrà nei secoli. Fu Egli infatti a darne l'intima consistenza ed a concepirne, in tutti i minimi particolari, le forme esteriori. Anche dopo il ritiro dalla presidenza effettiva egli continuò a vegliare sulla sua creazione, donando tutto alla causa, senza nulla chiedere per sè.

Di origine italiana, discendente dalla famiglia de Fredi appartenente alla nobiltà romana di cui un ramo cadetto emigrò in Francia alla Corte di Luigi XI ricevendo nel 1477 il titolo francese dell'ordine di San Michele ed ottenendo in seguito la signoria di Coubertin, Pierre de Coubertin nacque a Parigi l' 1 gennaio 1863 al n. 20 di via Oudinot.

Volle seguire la sua vocazione e si rifiutò pertanto di far onore alla tradizione familiare  che lo voleva brillante ufficiale, per dedicarsi esclusivamente ai suoi studi. Nella stessa aula della Sorbona  che doveva più tard essere testimone del suo trionfo Egli concluse il suo ciclo accademico con la prolusione di una tesi sul tema: "La fantasia creativa dell'uomo". Attinse la cultura da due nazioni: Francia e Inghilterra, occupandosi principalmente della storia della pedagogia inglese e la sua tesi di laurea fu dedicata al pastore e pedagogista inglese Thomas Arnold.

Per Arnold lo sport è considerato un mezzo di autoeducazione della gioventù e questa definizione fu seguita da Perre de Coubertin in tutta la sua infaticabile attività. La sua dichiarazione:" È evidente che lo sport, oggi, non possiede ancora la dottrina pedagogica di cui avrebbe bisogno", è di assoluta attualità , come lo è la sua opera "Pedagogie Sportive", ancora validissima per la maggior parte, e purtroppo sconosciuta, se non a tutti, alla quasi totalità degli educatori sportivi.

Incompetenti in materia hanno scritto e scrivono che de Coubertin è sorpassato, che le sue idee non sono più valide, che il progresso ha determinato una modifica sostanziale dei suoi principi, e così via. Questi signori, digiuni completamente in fatto d'olimpismo, con la loro ristrettezza mentale, non sanno che l'Era decoubertiniana deve ancora iniziare o al massimo è appena incominciata, che il sociologo, il pedagogo, l'educatore ha creato i Giochi Olimpici per combattere quella forma (purtroppo non ancora dbellata) che con le sfide stava dilagando nello sport per cui il vincitore viene innalzato sull'altare ed il vinto gettato nella polvere, con il sistema gladiatorio del pollice verso. Per de Coubertin lo sport è elevazione morale dell'individuo, formazione educativa del carattere, cavalleria e fraternità, forma di attività umana per la quale non vi sono nè vinti nè vincitori, non può permettere invidie, cattiverie, divismi, esibizionismi e non può essere posta al servizio di interessi personali e materiali.

De Coubertin è un precursore, la sua opera non è stata ancora compresa nella sua estensione, nel suo alto valore filosofico, nel suo contenuto spirituale e culturale, nel suo avvenire luminoso. Nelle discussioni all' Unione Pedagogica Universale, fondata nel 1925 a Losanna e della quale egli fu il presidente, lo sport è in effetto, esaminato da un punto di vista più sociologo, come uno dei mezzi propri per ottenere l' euritmia, ideale dell'educazione ateniese, nella quale si conciliano l'estetica e l'etica.

Con la sua lettera del 15 giugno 1894 indirizzata alle organizzazioni dello sport dilettantistico di tutto il mondo, Egli scriveva:" È anzitutto necessario che noi manteniamo allo sport le caratteristiche di nobiltà e cavalleria che lo hanno distinto nel passato, in modo che essocontinui a far parte dell'educazione dei popoli d'oggi, come si è ammirabilmente manifestato ai tempi dell'antica Grecia. L'umanità tende a trasformare l'atleta olimpico in un gladiatore pagato, queste due tendenze sono incompatibili".

Parole profetiche sulle quali coloro che considerano lo sport come un mezzo d'interesse personale dovrebbero meditare, e gli strenui difensori dell'ideale olimpico prendere lo spunto per combattere con tutte le loro forze contro la pessima abitudine, oggi invalsa, si sfruttare ignobilmente il lauro olimpico a scopi pubblicitari, professionali e speculativi.


Nelle due foto: la riproduzione della copertina di uno dei libri fondamentali di de Coubertin, "Mémoires Olympiques", e una foto del Barone dal Rapporto Ufficiale dei Giochi della VIII Olimpiade dell'Era Moderna Paris 1924. Tutti i libri citati fanno parte della Collezione Ottavio Castellini.

Venti anni di atletica in Liguria, 1959 - 1978 (1)

Visite: 339

Debutta oggi colui che vuole rimuovere la polvere dagli archivi, i suoi, che sono abbastanza affollati (di polvere) e scarsamente affollati (di ricercatori). Ho cercato di dare un non-senso, in maniera molto arruffata nelle linee che stanno sopra, a questa mia decisione che discende da un paio di osservazioni, una esterna e una interna: l'aver preso atto, amaramente, del disinteresse del mio impegno in altre iniziative; il desiderio, sempre più pungente, di fare e di dire quello che mi pare, senza doverne rendere conto a nessuno. Non voglio farla lunga, ma la delusione è tanta, e quindi serve un antidolorifico. Vediamo se può essere questo.

Pronti, via. Non dimenticate che qui tutto, o quasi, almeno inizialmente, è lasciato al caso. Mi metto a cercare un libro, un dato, una rivista, un documento, invece inciampo su qualcos'altro. Di volta in volta, di rinvio in rinvio, fermo l'attenzione (quella poca che mi è rimasta) su un argomento circoscritto (chiaro vero? circoscritto, non circonciso secondo il nuovo dizionario dell'on. Davide Tripiedi, vedasi  http://video.repubblica.it/politica/la-gaffe-del-deputato-grillino--saro-breve-e-circonciso/160466/158955). Ieri per esempio, occhieggiavo gli scaffali dove sono messi a dimora i sacri testi dell'atletismo indigeno, nel senso di tutte le tribù che hanno scorazzato il lungo e in largo sul nostro "stivale": Liguri, Etruschi, Fenici, Greci, Celti, Goti, Longobardi, Bizantini, Franchi, Normanni, Svevi, Arabi, Berberi, Albanesi, Austriaci, e aggiungete pure, tanto non sbagliate. Non riuscivo a identificare un anomino dorso plastificato blu scuro, l'ho fatto scendere dal suo anfratto, in mezzo a parecchie pubblicazioni liguri e genovesi, che devo alla prolungata amicizia con Edoardo Giorello. E infatti..."Venti anni di atletica in Liguria 1959 - 1978 - Graduatorie liguri assolute". Autori, l'appena citato e Bruno della Loggia, che sembrano fratelli gemelli con barbe nere da far invidia ai ribelli cubani della Sierra Maestra, tutte e due occhialuti e scarsocriniti.

Contenuti: graduatorie liguri del periodo preso in conto, ma anche analisi con tanto di grafici e compilazione di graduatorie di merito. Ma la noterella curiosa, fuori schema, riguarda un caro amico, un serio professionista, un hombre vertical, che ho avuto modo di conoscere, frequentare e apprezzare lungo il non corto cammino della mia vita: Guido Alessandrini, il quale pure ha fatto l'atleta a Zena con il Giorello che cavava stille di sudore a tutti quelli che poteva. Guido si è poi guadagnato da vivere scrivendo righe su righe, cartelle su cartelle, sul quotidiano sportivo torinese "Tuttosport". Congedato, alla fine di onorata ma sicuramente non medagliata carriera, con quelle belle formulette moderne degli "scivoli", degli "stati di crisi" (sulla pelle di chi lavora), il robusto scriba (che ha tastato anche anche i duri campi di rugby) ha trovato parziale inserimento a fianco del commentatore atletico della Radio Televisione Italiana, Franco Bragagna. E, al tempo stesso, inizialmente come curiosità, poi via via con un coinvolgimento crescente, Guido si è iscritto a un corso di dizione, la sua voce sempre ha esercitato attenzione su chi lo ascoltava. Tutto questo per tessere gli elogi di un amico? No, per cavar fuori una piccolissima osservazione sul "quaderno" di atletica ligure di cui voglio parlarvi: la foto di copertina è di Guido Alessandrini, e pure altri 15 scatti all'interno sono suoi. Poteva essere un antesignano del fotogiornalismo.

Nei prossimi giorni affonderò la lama su qualche nome, risultato, contenuto, che hanno richiamato la mia attenzione sfogliando il trattatello zenese giorelliano - loggiano.

(segue) 

Sei qui: Home Polvere d'Archivio