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In questa Sezione pubblico e commento le nuove acquisizioni della “Collezione”, siano esse libri o riviste, ma anche poster, quadri, magliette di atleti, scarpe, numeri di gara, medaglie, francobolli, ecc., materiale che già ora è presente nelle due sale di esposizione (circa 150 metri quadrati, forse qualcosa di più che di meno), situate nell’edificio in via Monsignor Giacomo Tavernini, 35, a Navazzo, località nel Comune di Gargnano, sul lago di Garda. La “Collezione” presenta due nuclei essenziali: i Giochi Olimpici e l’atletica, ma non rifiuta certo anche altri sport, in particolare alcuni che mi hanno sempre entusiasmato, come rugby, ciclismo, tennis, pallacanestro; non manca neppure il calcio. 

Una spiegazione è dovuta. Qualcuno mi ha fatto notare che, talvolta, parlo di libri che non sono novità. Certo. Il motivo è che presento e commento solo i libri che ho davvero letto. Questo vale per le opere, diciamo così “di lettura”. È ovvio che una pubblicazione statistica non la leggo cifra per cifra, ma anche in questi casi sfoglio, conosco i contenuti, cerco di fissarli nella memoria, e questo può sempre tornare utile, soprattutto in caso di ricerca saper dove trovare quello che serve fa risparmiare un sacco di tempo. 

Il prossimo passo determinante sarebbe quello di porre mano ad un catalogo dell’esistente. Me lo ripetono in tanti, come se non lo sapessi da solo, ma dire agli altri quello che dovrebbero fare, e farlo realmente, beh, ce ne corre. Chissà che prima o poi non riesca anche ad iniziarlo. Quanto a finirlo, quien sabe?, dovrebbe darmi un aiuto determinante il buon Dio. Ma non gli ho ancora chiesto se è d’accordo. 

Un ringraziamento che sgorga dal cuore: a tutti quelli che mi hanno dato e continuano a darmi pezzi per la “Collezione”. Quando l’occhio corre sulle pareti e sugli scaffali mi sovvengono nomi, facce, amicizie, affetti, taluni perduti. Sappiate che quello che avete dato a questo angolino della memoria non andrà invece perduto.

 

Boletín 100 - A.E.E.A. Cumplimos 30 años

Pubblicato 07 Maggio 2018

SPORT Atletica leggera
AUTORE In questo numero hanno firmato ricerche: José Javier Etayo,  José María García, José Luís Hernández, Miguel Villaseñor, Fernando Marquina, Matías Jiménez, Giuseppe Mappa 
EDITORE Asociación Española Estadísticos de Atletismo
CONTENUTO Una prima corposa parte, 100 pagine tonde tonde, è dedicata a celebrare, con giustificato orgoglio, i 30 anni di questa associazione degli statistici spagnoli de atletismo. Trenta anni che sono andati a coincidere con la pubblicazione del centesimo Boletín, la pubblicazione che ha raccolto ricerche, studi, statistiche di ogni tipo, interesse e utilità, dei soci e degli aggregati. A seguire un largo omenaje a Ruth Beitia, la saltatrice in alto che ha regalato la medaglia d'oro olimpica all'atletica spagnola negli ultimi Giochi Rio 2016. "Ti porteremo sempre nei nostri cuori", hanno titolato giustamente. Ho avuto occasione di conoscerla un poco, qualche simpatica cena con altri amici: donna tenace, atleta vincente, binomio "matematico". Le piagnone, i piagnoni, non vanno da nessuna parte. Per me, la parte migliore, è quella delle biografie degli atleti spagnoli dei tempi passati, redatte da José María García, questione di gusti e di interesse (22 uomini e 25 donne). Da questo punto in poi - siamo a pagina 207 su 398 - la compilazione di tutte le medaglie conquistate da atleti spagnoli nelle competizioni internazionali, un omaggio alla signora Marina Hoernecke - Gil, gran dama dell'atletica Master, aggiunte e correzioni alla cronologia dei records nazionali. Obiettivo poi sull'atletica valenciana fra il 1960 e il 2016. In chiusura una analisi USA - Africa - Europa, ad abundantiam.
UNA FRASE  
ACQUISIZIONE In quanto socio, effettivo e pagante della A.E.E.A.
ANNOTAZIONI L'ho già scritto altre volte presentando in questo stesso spazio numeri precedenti del Boletín: nella mia Collezione - Biblioteca - Museo ci sono tutti e cento i volumi (agli albori, i primi numeri era fogli) della Asociación Española Estadísticos de Atletismo. Adesso sono curioso di vedere fino a che numero il buon Dio mi consentirà di arrivare. Enhorabuena, quindi ai loro trenta anni, a quelli che ancora verranno, e, a questo punto, a me.

 

 

120 anni di podio tricolore per i campioni dell'atletica ligure

Pubblicato 27 Marzo 2018

SPORT Atletica leggera
AUTORE Edoardo Giorello e Pasquale Buongiorno 
EDITORE in proprio - Gennaio 2018 - pagine 54
CONTENUTO Sta già tutto nel titolo: si elencano gli atleti che gareggiando per club sportivi liguri hanno conquistato una medaglia dei tre metalli riconosciuti. In qualsiasi disciplina dell'atletica: pista, aperto e coperto, cross, marcia, maratona, fino alla 24 Ore. L'arco di tempo è chiaramente indicato: 1897, primo campionato pedestre, 2017. 120 anni di podio tricolore. Fa eco nella mia mente il titolo di un libro del 1957, pietra miliare nella storia dell'atletica italiana: "A sessanta anni dal primo campionato italiano pedestre", autore Bruno Bonomelli, il quale datò le righe di presentazione 31 ottobre 1957, a ricordo del 31 ottobre 1897. "Dedico questo lavoro ad esaltazione dei dirigenti e degli atleti che sessanta anni fa a Torino diedero vita al 1º Campionato italiano pedestre e al 1º Congresso pedestre italiano. Fu quello il primo vincolo associativo-organizzativo che si sia maturato in Italia fra i culturi della più antica disciplina agonistica". Non è un caso che Edoardo Giorello affonda la sue radici atletiche in quei fervidi anni Sessanta.
UNA FRASE  
ACQUISIZIONE Omaggio dell'amico Edoardo
ANNOTAZIONI Chi fosse interessato a questo lavoro (firmato anche da Pasquale Buongiorno, ex velocista del CUS Genova, poi ingegnere) può contattare Giorello a questo indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Ottavio Missoni - Una vita sul filo di lana

Pubblicato 21 Marzo 2018

SPORT Atletica leggera, ma anche molta moda e ancor più tanta simpatia, ironia, umanità.
AUTORE Ottavio Missoni con Paolo Scandaletti 
EDITORE Rizzoli - RCS Libri S.p.a. Milano - Prima edizione: febbraio 2011
CONTENUTO Piacevolissima lettura nella quale lo sport è solo una parte, importante ma non invadente. Gli anni giovanili a Ragusa e a Zara, la scoperta del gioco, dell'agonismo, dello sport. "L'atleta Ottavio Missoni comparve in Italia durante l'estate del 1937, all'Arena di Milano, ingaggiato da un mecenate venditore di formaggi in Dalmazia, che teneva d'occhio i meglio fichi dell'atletica", scrive a pagina 29. La prima gara nel 1934, a Zara, un 800 metri. Poi, è tutto un crescendo: Gran Premio dei Giovani, Campionati italiani Seconda serie, Campionati nazionali assoluti dove corre i 200 metri, fino a quel 5 settembre 1937, all'Arena, riunione internazionale con gli americani: primo sui 400 metri in 48.8. Un ragazzo di 16 anni...Saltiamo il racconto delle altre stagioni e arriviamo al 1941, l'incontro con Luison Facelli che lo stimola a correre i 400 metri ostacoli, ma poi arriva la naja, reggimento di fanteria di stanza a Piacenza, la partenza per il Nord Africa, El Alamein, la notte del 27 ottobre 1942, la buca di una bomba e il finale con un soldato neozelandese che lo accoglie con un "Come on!" che gli vale quattro anni di prigionia "ospite di Sua Maestà Britannica". Ancora atletica, i Giochi Olimpici di Londra 1948, e poi il sodalizio con Giorgio Oberweger "a far maje" (maglie) a Trieste, poi l'incontro con Rosita, che divenne sua moglie nel 1953, la piccola maglieria a Gallarate, e infine...nascono "I Missoni", di successo in successo.
UNA FRASE Pagina 9:"...la rinascita di un'autentica consapevolezza, l'orgoglio di un'identità ragusea e dalmata: perchè si sappia che Ragusa, al pari di Venezia, ha esercitato un ruolo di civilizzazione fra genti di etnia, religione, lingua diverse, e in questo riposa la sua vocazione più profonda. È l'antico spirito della «franchisia», il diritto di asilo che storicamente è stato sempre concesso a chi, con intento pacifico, intendeva stabilirsi all'interno delle mura, fosse un umile contadino slavo o un principe spodestato ed esiliato. La fusione delle culture, non la loro separazione, è infatti alla base della grandezza di Ragusa, come delle più illustri città portuali europee".

Pagina 20:"Italiani, slavi, albanesi di origine, non faceva alcuna differenza, eravamo amici, si andava a scuola, si praticava lo sport insieme".

ACQUISIZIONE acquistato online su www.lafeltrinelli.it, Euro 2.65
ANNOTAZIONI Curioso: di Ottavio "Tai" Missoni non esiste una storia sportiva, voglio dire nessun cosiddetto storico-statistico si è mai cimentato in un libro sul personaggio. Per avere una biografia dove ci fosse anche la sua vicenda di atleta (cui la guerra ha rapinato due edizioni di Giochi Olimpici) se l'è dovuta scrivere.

 

 

Centenario de carreras oficiales en Bizkaia

Pubblicato 19 Marzo 2018

SPORT Atletismo
AUTORE Dìmas Ramos Lansorena, personaggio multiforme: mezzofondista con predilizione per il cross (vari titoli nazionali junior in pista, una partecipazione al Campionato mondiale militare di cross nel 1960), ma anche ciclismo, calcio, pallamano, hockey; poi allenatore, dall'atletica al calcio, dall'hockey  alla pallacanestro. E molto altro ancora.
EDITORE Federación Atlética Vizcaina y Asociación Española de Estadísticos de Atletismo - 2014
CONTENUTO Le corse pedestri, cross soprattutto, in cento anni di atletica nei Paesi Baschi. Interessante, senza dubbio. Purtroppo, come un po' ovunque, fra il momento della pubblicazione di questo libro e la realtà attuale il cross è in caduta libera, e non solo il cross. Resteranno i libri, almeno, come questo, anche se purtroppo non un esempio di accuratezza. Servirebbe maggiore attenzione.

Da quelle parti di cross se ne è sempre corso tanto. Mitici per anni furono Amorebieta e Lasarte, dove confluivano i grandi specialisti europei, e poi quelli africani. Quando li avevamo anche qualche italiano che faceva la sua bella figura.  Terre, queste del Nord Ovest della Spagna, che ospitarono anche grandi manifestazioni come il "Cross delle Nazioni". Tre volte a San Sebastian: 1955, 1963 e 1971, e per tre volte vittorie individuali di marca England: Sando, Fowler e Dave "Crazy Horse" Bedford. Poi, quando al "Nazioni" fu cambiato nome e lo si volle IAAF World Cross Country Championships, è il terreno di Jaureguibarria, ad Amorebieta, che fa da scenario alla edizione 1993. Era il 28 marzo, esattamente novanta anni prima era nato, in Scozia, il "Cross ICCU", poi "Nazioni". Posso dire "Io c'ero" - nel 1993, non nel 1903...-  ed era pure il mio compleanno. Assistetti al grande trionfo dei kenioti: i primi cinque, William Sigei, Dominic Kirui, Ismael Kirui, Moses Tanui, Ezequiel Bitok, decimo Paul Tergat. Primo degli italici calpestatori di zolle, Paolo Donati, cinquantunesimo, Lambruschini 126esimo, Modica e Baldini ritirati. I giornalisti rimasero su una strada dentro ad un autobus per un bel po': era scattata un allarme bomba, erano anni complicati lassù.

UNA FRASE  
ACQUISIZIONE Regalo de mi amigo Carlos Fernández Canet a la "Collezione"
ANNOTAZIONI Non ho letto tutto il libro, ma quanto mi basta per dire che è impressionante la quantità di errori di stampa sui nomi stranieri sia di persone che di località. Non ci fa una bella figura nè l'autore nè l'Associazione degli statistici spagnoli, che ha posto la sua "firma" sul lavoro. Sarebbe molto meglio evitare tutto 'sto inutile bla bla di saluti, presentazioni e prologhi, e correggere con attenzione i testi. Purtroppo è un malvezzo molto diffuso ovunque.

 

Correre

Pubblicato 17 Marzo 2018

SPORT Atletica leggera
AUTORE Jean Echenoz, che ha ricevuto il Prix Goncourt nel 1999, il premio letterario francese più prestigioso, creato nel 1903.
EDITORE Pubblicato nel 2008 da Le Éditions de minuit www.leseditionsdeminuit.fr, casa editrice francese creata nel 1941 a Parigi durante l'occupazione nazista. Prima edizione italiana nel 2009  per Adelphi Edizioni s.p.a. Milano - Prima edizione nella collana "Gli Adelphi": giugno 2014. Traduttore Giorgio Pinotti il quale si è avvalso "dei preziosi consigli" di Giorgio Rondelli.
CONTENUTO "I tedeschi sono entrati in Moravia.Sono arrivati a cavallo, in macchina, in motocicletta, in camion, ma anche in carrozza...". "I sovietici sono entrati in Cecoslovacchia. Sono arrivati in aereo e su carri d'assalto. Prima con un volo Aeroflot...poi con altri veivoli, caccia Mig e giganteschi Antonov An-12 che recano impressa la stella rossa...". Storia di una vita racchiusa fra due invasioni, è la storia di Emil "...un ragazzone biondo dal viso triangolare, piuttosto bello, piuttosto tranquillo e che sorride sempre, e allora gli si vedono i dentoni. Ha gli occhi chiari, la voce in falsetto e una pelle bianchissima che non sopporta il sole...". È la storia de Emil "...il mese prossimo compirà quarantasei anni. È sempre un bell'uomo nonostante la calvizie, sempre aperto, sempre molto calmo anche se stasera, contrariamente alle abitudini, non sorride. Stasera non gli si vedono i dentoni". È la storia di Emil, che tutti noi conosciamo com Zátopek, ma per Echenoz è sempre e solo Emil. Non ci sono raffiche di tempi, uno solo, quasi di forza, nella storia della sua partecipazione ai campionati delle forze alleate a Berlino, lui unico atleta dell'esercito cecoslovacco. Una storia nella storia tutta da leggere. Un uomo mite, che di corsa ha realizzato ciò che non è riuscito a nessun altro. Ci si innamora di Emil, ci si commuove. Anche senza una abbuffata di tempi di passaggio e primati.
UNA FRASE Emil non Zátopek. Echenoz scrive a pagina 97:"Un cognome, Zátopek, che non diceva niente, che era solo un buffo cognome, e ora echeggia universalmente in tre sillabe mobili e meccaniche, implacabile valzer a tre tempi, rumore di galoppo, rombo di turbina, ticchettio di bielle o di valvole ritmato dal k finale, preceduto dalla z iniziale che già schizza via: fai zzz e in un attimo schizza via, come se questa consonante fosse uno starter".
ACQUISIZIONE acquistato sul sito lafeltrinelli.it, Euro 8.50
ANNOTAZIONI Dio, che meraviglia se tutti scrivessero di atletica in questo modo! Forse questo sport avrebbe qualche appassionato in più  dei soliti quattro gatti integralisti del millesimo di secondo al tempo di passaggio ai 278 metri o del millimetro nel salto triplo. È un romanzo, non è storiografia dell'atletica, siamo d'accordo, ma ormai di storie del nostro sport ne sono state scritte a bizzeffe e alla fine sono quasi tutte uguali. Adesso avremmo bisogno di storielle umane, di scrittori più che di statistici, di qualcuno che sappia divertire i lettori piuttosto che annoiarli. E questo libro del francese Echenoz si legge d'un fiato, ne esce un ritratto vivo, umano, dove anche gli sbuffi della "Locomotiva" non sono più l'effetto della fatica bestiale ma di "uno sforzo irrisorio" (pagina 53).

Mi dicono che sono già stato denunciato al Tribunale della Santa Inquisizione Atletica per eresia e che, quasi sicuramente, verrò messo al rogo per quello che ho scritto.

 

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